www.francoemiliocarlino.itMandatoriccio. La pagina delle informazioni

 

 

 
 

Da oggi sul mio sito sarà attiva la presente pagina con notizie su Mandatoriccio. Una pagina con informazioni relative alla sua storia anche attraverso immagini. Coloro che intendono fornire ulteriori informazioni per incrementare la ricerca sulle sue origini e la sua identità lo possono fare scrivendomi alla sottostante mail inviando eventuali contributi dattiloscritti con carattere Times New Roman, dimensione 11, firmato dall'autore con la citazione delle relative fonti consultate o foto antiche e particolari relative al paese e alla vita della comunità allo scopo di verificare se è possibile pensare a una futura pubblicazione sulla comunità mandatoriccese attraverso immagini. Anche per queste ultime vale lo stesso principio. Andranno esaminate e verificato se è possibile utilizzarle per una pubblicazione. Ogni immagine è necessario che abbia allegato una scheda sintetica compilata e firmata con la descrizione (didascalia) precisa del soggetto di cui si parla (nome e cognome), il luogo dove è stata scattata la foto, la data (anno, mese e giorno se possibile), l'autore della foto in modo che se si riesce a fare una pubblicazione tutti gli elementi andranno inseriti. nella catalogazione  Mail: fecarlino@tiscali.it

Vicolo nel Rione Cava

 

Mandatoriccio in cartolina

13-02-17

   

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    Panorama da via Cava                         Chiesa Madre 1938                              Via Diaz                                 Arco su via Diaz Arrere 'e mura            Rione Cava - Piazzale ex Cavone    

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MANDATORICCIO[1]. DA BORGO MEDIOEVALE

A MODERNA CITTADINA VOTATA ALLE ATTIVITÀ TURISTICO-ALBERGHIERE

Franco Emilio Carlino

Mandatoriccio, grazioso e incantevole borgo, ricco di paesaggi e bellezze naturali, accarezzato dai fiumi dell’Arso e l’Acquaniti, posto alle propaggini montuose della Sila, incastonato tra il mare Ionio e i monti della Presila Greca, adagiato su di una ridente collina posta sulla costa del basso Jonio cosentino, a 565 m. sul livello del mare, ma con variazioni altimetriche abbastanza spiccate tanto da raggiungere quasi i 900 m. di quota nelle parti montane del territorio, entra sulla scena geografica del comprensorio della Calabria Citra, nel centro dell’antica Bruzia, collocandosi nell’ambiente territoriale della pianura di Sibari, tra Rossano e Cariati, tra il 1619-1634, ma al centro di un territorio più vasto, a metà strada tra la stessa Sibari e Crotone, due delle città emblema di quella che è stata, sul territorio, la civiltà Magno-Greca. L’abitato visto dall’altopiano di Cessìa, evidenzia la sua caratteristica conformazione urbanistico-topografica a forma di ipsilon “Y” e il territorio comunale confina con i Comuni di Scala-Coeli, Pietrapaola e Campana.

   Il vecchio Borgo medioevale, con il suo delizioso Centro Storico, e la moderna zona della Marina si integrano perfettamente accogliendo una popolazione complessiva di 2911 abitanti di cui 1445 M. e 1466 F. occupanti una superficie di 36,77 kmq per una densità di 79,2 abitanti per kmq. Oggi, la moderna cittadina in provincia di Cosenza, fa parte della Comunità Montana “Sila Greca”, inserita nella Regione Agraria n. 17 - Colline Litoranee di Cariati si presenta come un mondo di colori diversi, belli e vivaci e si mostra agli occhi del visitatore con le sue diverse peculiarità tutte da godere: la montagna, il mare, le case, le viuzze, gli slarghi, il castello feudale, la torre dell’Arso, le chiese, le piazze, i personaggi, le tradizioni, le sue diverse sorgenti, i ruscelli, i torrenti, l’aria fresca e salutare e uno splendore immenso. Per la sua posizione privilegiata, il paese ha un gradevole clima in tutte le stagioni. I suoi abitanti, dediti prevalentemente alle tipiche attività agricole, dell’artigianato, soprattutto quello della lavorazione ormai centenaria dell’erica per la produzione delle pipe dal marchio Carlino, dell’industria e negli ultimi decenni anche nel settore turistico alberghiero che ha trascinato con se anche un forte sviluppo edilizio, sono chiamati Mandatoriccesi. 

   Mandatoriccio, per quanti provengono dal mare è facilmente raggiungibile percorrendo la S.S. 106 Ionica, quasi fino ai confini meridionali della Provincia di Cosenza. Una volta giunti allo Scalo di Mandatoriccio, il Paese si raggiunge lasciando la S.S. 106 e deviando al Bivio imboccando il tratto di Strada S.S. 383, oggi Strada Provinciale 205. Salendo, ci si insinua tra costoni argillosi e in maniera cangiante tra le diverse tonalità di verde: quello lucido degli agrumi, il verde marcio degli eucalipti, il verde intenso delle piante di mirto e quello argenteo degli ulivi.     

   Antica è la storia del borgo e secondo la scuola di pensiero di alcuni storici diverse e discordanti risultano essere alcune ipotesi e tesi storiografiche sulle sue origini, che a partire dall’epoca normanna registra un progressivo inurbamento. Le ricerche finora svolte allo scopo di comprendere le dinamiche che hanno portato alla formazione e configurazione dell’attuale nucleo storico di Mandatoriccio, se pure provenienti da documenti cartografici risalenti ad epoche diverse, non sono sufficienti a coglierne la sua evoluzione con certezza. Tuttavia, da notizie storiche documentate e presenti nell'Archivio di Stato di Napoli, secondo il Catasto del 1608-1741, Mandatoriccio originariamente fa­ceva parte della Calabria Cite­riore come Casale di Pietrapaola con dipen­denza dal distretto ecclesiastico di Rossano. Circa la sua fondazione credo siano stati superati molti dubbi, per cui questa ormai è fatta risalire intorno ai primi anni del XVII secolo, in pieno periodo feudale, per merito di Teodoro Dionigi Mandatoriccio, da cui ne prende il nome. Questi era un facoltoso e benestante commerciante appartenente al ceto borghese della nobile famiglia dei Mandatoriccio di Rossano. Anche sul toponimo non mancano le diverse ipotesi come quelle che sostengono che Mandatoriccio derivi dal termine greco Mandràtoras (μανδράτορας) (padrone di mandrie) essendo stato il luogo da sempre via privilegiata della transumanza per greggi e mandrie di armenti che dalla costa si dirigevano verso i verdi pascoli della Sila oltre che importante stazione di sosta per ristorare uomini e animali, mentre altre ipotesi ritengono che il termine sia riferito al cognome del fondatore Teodoro Mandatoriccio o potrebbe derivare dal latino mandatoricius, da mandator (subordinatore) o mundator (ripulitore).

   Le sue origini, con i suoi quattrocento anni, affonda nella storia del periodo feudale e della difficile epoca   del Vice Regno spagnolo. Un periodo molto controverso nel quale punto di riferimento fu la costruzione del castello feudale, trasformata in fortificazione intorno al quale si sviluppò il borgo. Alla morte di Teodoro Dionigi Mandatoriccio, duca di Crosia, titolare del Feudo diventa il figlio Francesco, come 2° duca di Crosia, che morto senza prole, dopo alcune vicende anche legali, gli subentrò la sorella, Vittoria Mandatoriccio 3ª duchessa di Crosia. Estinta con Francesco la famiglia dei Mandatoriccio ed essendo Vittoria maritata con Giuseppe Ruggero Sambiase, principe di Campana, per successione femminile, i possedimenti feudali dei Mandatoriccio passarono alla nobile famiglia cosentina dei Sambiase, ramo di Campana che ne detennero il possesso sino all’abolizione della feudalità, imposta dalle leggi francesi. Durante il governo di Felice Nicola Sambiase, figlio di Vittoria Mandatoriccio e Giuseppe Sambiase, nel 1708 Mandatoriccio diviene parrocchia grazie alla Bolla Ecclesiale emanata dall’allora Arcivescovo di Rossano, Andrea Adeodati. Inoltre, l’ordinamento amministrativo disposto dai francesi per legge il gennaio 1809, considerò Mandatoriccio «Luogo», ossia «Università» nel cosiddetto Governo di Cariati”.

   Acquisita la sua autonomia amministrativa, Mandatoriccio ebbe per un certo periodo come frazione anche Pietrapaola che successivamente riacquistò la sua indipendenza, ma che incorporò nuovamente nella sua giurisdizione agli inizi del secolo scorso, sino a quando Pietrapaola nel 1934 diventò definitivamente autonoma. Con gl’inizi dell’Ottocento, Mandatoriccio si fece apprezzare per il suo contributo alla causa della libertà con il garibaldino Leonardo Chiarello. Mandatoriccio. Come i diversi paesi del circondario, non fu immune al fenomeno del brigantaggio, anzi rappresentò per alcune bande tra le quali quelle di Salvatore Grande e di Leonardo Sanfelice, punto strategico per il loro riparo.  A parte la caratteristica del suo centro storico medioevale, interessanti sono le testimonianze storico-archeologiche-architettoniche presenti sul proprio territorio come alcuni siti cavernicoli, i siti archeologici di Gabella e di Manche di Procello, il Castello, oggi residenza municipale,  la Torre dell’Arso con le sue facciate a vela, emergenza architettonica del territorio risalente al periodo normanno ed esempio unico di masseria fortificata, la Chiesa Madre dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, originariamente dedicata a San Nilo, in cui si può apprezzare la bellezza del suo  soffitto ligneo; le Chiese di Santa Maria delle Grazie, alla Cona, della Madonna Addolorata, in Piazza Garibaldi, di San Giuseppe Operaio alla Marina, l’arco di via Roma, una volta dotato di ponte levatoio e utilizzato come ingresso al borgo,  parti  delle mura a protezione della città.


 

[1] Bibliografia: Franco Emilio CARLINO, Mandatoriccio Storia Costumi e Tradizioni, Ferrari, Rossano, 2010; Franco Emilio CARLINO, Trame di continuità Volume I. La Calabria e lo Ionio cosentino sino alla nascita del Casale di Mandatoriccio, Ferrari, Rossano, 2013; Franco Emilio CARLINO, Mandatoriccio Storia di un Feudo. Dal Nobile Casato dei Mandatoriccio di Rossano alla blasonata famiglia dei Sambiase di Cosenza. Dai Toscano-Mandatoriccio fino all’Unità d’Italia (1619-1860).  Imago Artis, Rossano, 2016.

  MANDATORICCIO - IL CASTELLO 

Franco Emilio Carlino 

Austero e imponente, il Castello[1] feudale di Mandatoriccio è sistemato nella zona più alta del vecchio  borgo, nel Centro Storico del paese, costituendone il nucleo principale.

     La sua edificazione viene data, verosimilmente, nel corso del periodo aragonese tra la metà del XV e gli inizi del XVI secolo, anche se permangono dubbie e contraddittorie alcune vicende che hanno contrassegnato la storia del maniero durante i secoli.

     Più volte smantellato e riedificato in alcune parti contiguo alla Chiesa Madre sistemata lateralmente, come era solito fare in epoca feudale, confermerebbe, come già riportato, che le origini del paese siano molto più antiche di quanto si pensi. E non manca chi sostiene più distanti origini di un stanziamento umano, nato appunto intorno al Castello e alla Chiesa Madre dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, già nella seconda metà del 1200, avendo evidenziato nella struttura difensiva particolarità architettoniche precedenti al periodo della Rinascenza.

     È intuibile, che proprio intorno all’attuale Castello fatto edificare nei primi anni del 1600, per volontà di Teodoro Mandatoriccio, duca di Crosia appartenente alla nobile famiglia dei Mandatoriccio di Rossano e al quale si deve la fondazione del paese intorno al 1634, si sia formato anche il primo nucleo abitato determinando in maniera decisiva l’avvio del profilo urbanistico e architettonico dell’attuale cittadina.

     È certo altresì che l’impianto primitivo del Castello era provvisto solo di due torri che compaiono orientate nell’odierna piazza Duomo, con l’obiettivo di ispezionare la vallata sottostante dell’Arso prospicente il mare per prevenire probabili sbarchi saraceni (le altre due torri, quelle orientate su piazza del Popolo furono aggiunte in un secondo momento) e che lo stesso fosse salvaguardato da mura, così come si deduce da alcuni resti di fortificazione ritrovati nelle vicinanze, tesi da ritenere ragionevole se si considera che a Mandatoriccio una delle zone prossime al maniero è denominata dialettalmente ‘arrere ‘e mura’ (dietro le mura).

     Dopo i Mandatoriccio il maniero fu dimora dei Sambiase, Principi di Campana, rivestì un ruolo fondamentale nella vita del paese vivendo il suo periodo migliore a cavallo tra i secoli Seicento e Settecento. Passato di mano nei possedimenti privati di alcune famiglie, ultima quella dei Brunetti, successivamente il Castello, per molti anni, rimase chiuso avviandosi a un periodo di totale decadimento conservando però quasi immutato il suo aspetto primitivo.

     A seguito di un importante intervento di recupero e restauro avvenuto nel 1989, con molte delle parti conservate a pietra vista, il vecchio fortilizio di origine normanna, una delle più affascinanti e meglio preservate costruzioni feudali, non ha perso però il suo grande fascino e la sua genesi medievale. Dal 1994 è adibito a residenza municipale e ancora oggi ospita tutti gli uffici del Comune.

     Realizzato interamente in pietra, per le sue molteplici peculiarità ancora oggi rilevabili, quali la fortificazione con cinta muraria, le torri e la porta d’ingresso di via Roma, a difesa del nucleo abitato si può accostare alla più classica idea di castello a pianta quadrata. Si sviluppa su tre piani con corte interna e scale di accesso per i piani sovrastanti, e fortificato dalle quattro torri cilindriche poste ai vertici della struttura si espande a base circolare imponendosi maestoso alla vista del visitatore.

     Per il suo naturale punto strategico di difesa, che ha reso negli anni imprendibile il luogo, il Casale di Mandatoriccio fu ritenuto per lungo tempo un punto di richiamo per i vari feudi confinanti quale salvamentum a garanzia e salvaguardia delle popolazioni del luogo martellate dalle improvvise e insistenti scorribande saracene, ma anche mandamentum di notevole rilevanza politica.

Mandatoriccio, 19 novembre 2015


[1] Bibliografia:

-Franco Emilio CARLINO, Mandatoriccio Storia Costumi e Tradizioni, Ferrari, Rossano, 2010;

-Franco Emilio CARLINO, Mandatoriccio Storia di un Feudo. Dal Nobile Casato dei Mandatoriccio di Rossano alla blasonata famiglia dei Sambiase di Cosenza. Dai Toscano-Mandatoriccio fino all’Unità d’Italia (1619-1860).  Imago Artis, Rossano, 2016.

 

 

 
   

 

Anno 2, Numero 42, Quotidiano destrutturato di informazione regionale, Domenica 12 febbraio 2017

 

Mandatoriccio e ciocco - Un secolo di amore

Potrebbe sembrare singolare quanto sto per dire, ma credo sia opinione diffusa in molti nel sostenere che ci si occupa di Storia solo quando si affrontano argomenti di rilievo o si trattano i grandi avvenimenti, mentre a mio parere si può fare Storia anche raccontando ciò che accade quotidianamente nel sociale, riscontrabile per esempio nella cultura umana di una comunità, nel lavoro della sua gente e nelle sue usanze. È il caso di Mandatoriccio, un bellissimo borgo del basso Jonio cosentino, di quasi tremila ab., situato alle frange montuose della Sila a 565 m. sul livello del mare, dove da oltre un secolo si continua a lavorare la radica dell’erica arborea, un arbusto sempreverde, dalla corteccia bruna tendente al rossastro, tipica della macchia mediterranea dalla cui radice si ottiene il “ciocco” e dal quale con meticolosa precisione, fantasia e arte prendono forma ricercati, eleganti e sofisticati pezzi dell’artigianato locale: le pipe per fumare. Continua

 
 

 

 
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Ultimo aggiornamento: lunedì, 13 febbraio 2017                                                                                                                                                                                   Copyright © Franco Emilio Carlino. Tutti i diritti riservati